Francesco Ghilardi

Foto Francesco Ghilardi

Ghilardi, minatore comunista di Abbadia San Salvatore (Siena), fu arrestato il 19 settembre 1930 per propaganda e possesso di scritti sovversivi. A seguito del processo fu condannato a due anni di reclusione, tre di libertà vigilata e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici con sentenza del tribunale speciale per la difesa dello Stato. Scontata la pena nelle carceri di Civitavecchia, fu nuovamente arrestato il 30 aprile 1936 perché, discutendo con dei giovani, avrebbe dichiarato che il governo fascista si era interessato soltanto della borghesia, trascurando gli interessi degli operai e che “il fascismo non era che del letame da concimare i campi”. Il 2 maggio dello stesso anno fu assegnato al confino di polizia. Nel gennaio del 1941 si rifiutò di alzarsi in piedi durante la trasmissione del bollettino del quartiere generale delle forze armate. Domandatogli il perché fosse rimasto seduto, Ghilardi rispose che l’obbligo di alzarsi era solo per i fascisti e che quindi lui, come comunista, sarebbe potuto rimanere seduto.
Internato a Manfredonia e poi a Ferramonti nel giugno 1943, fu prosciolto il 22 agosto successivo.