Mario Rossi

Foto Mario Rossi

Il dottor Mario Rossi, capomanipolo sottoposto al centurione della milizia fu assegnato a ricoprire la funzione di medico del campo il 7 luglio 1940 e fu sostituito il 18 giugno 1943 dal dottor Emilio Continelli. Tre giorni dopo il suo arrivo morì di malaria l’internato Margoniner Sigfrido e il dottor Rossi per ragioni di ordine superiore, ideologiche o opportunistiche, soprattutto per non confermare che il campo era stato costruito in zona malarica, si rifiutò di distribuire il chinino tra gli internati.
Tale farmaco era indispensabile per curare ed evitare di contrarre la malaria e molti internati se ne ammalarono. Le scelte ideologiche del medico, la sua impreparazione e le condizioni stesse dell’infermeria e della farmacia resero il servizio medico del campo quasi assente. Più volte egli mostrò il suo carattere violento schiaffeggiando i deportati che non lo salutavano. Ai modi inurbani, alla violenza  e all’incompetenza del medico si aggiunse anche la condizione sudicia ed antigienica dell’infermeria, priva di qualsiasi strumento. Gli ammalati dovevano addirittura portare in infermeria la propria branda, poiché, soprattutto i primi mesi, essa era costituita soltanto da una stanza vuota con un crocifisso appeso al muro.
Già nel settembre del 1940 Ferramonti ospitava 700 internati, che aumentarono a 1000 nel marzo successivo. Il sovraffollamento e le condizioni igieniche generali causarono l’insorgere del tifo. I deportati, affetti da malaria o da tifo o semplicemente “sospetti” venivano mandati nell’ospedale di Cosenza, dove alcuni trovarono la morte.